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George Orwell adoperò la parola “bispensiero” nel suo romanzo intitolato “1984”, dando questa definizione di tale neologismo: Siamo in molti ad avvertire con fastidio la manipolazione che si tende a fare delle parole e del loro originario significato attraverso i media, a non essere affatto convinti, ad esempio, che un mitragliere su di un nostro elicottero in Iraq possa essere legittimamente definito un "costruttore di pace", per come questo intervento armato è nato e ci è stato spacciato. Mentre il luogo deputato alla "sede sociale" dell'intelligenza, l'Università, sforna diplomi di dubbio valore e tace, nell'Italia di oggi è toccato ad un comico svegliare, anche divertendo, le coscienze assopite: Beppe Grillo con i suoi spettacoli in giro per l'Italia e il suo blog www.beppegrillo.it, letto ogni giorno da più di 150.000 utenti. I suoi post quotidiani veicolano idee per persone che hanno ancora una testa capace di contenerle e di usarle autonomamente. Quelle aggregatesi a Palermo, attraverso il sito di Beppe Grillo, hanno pensato di dar vita ad un portale articolato attraverso forum, blog, link, ecc. per elaborare idee e iniziative capaci di tradurre, a partire dalle specifiche realtà locali, le provocazioni mentali del comico genovese. Si avverte soprattutto in Italia la mancanza di un giornalismo veramente libero, autorevole ed indipendente. Un giornalista libero e dall'intelligenza lucida, Indro Montanelli, ci aveva avvertito in tempi non sospetti: Impariamo a spegnere la TV e ad accendere ogni giorno la testa, magari discutendo e confrontandoci assieme attraverso la rete internet George Orwell: "1984" “Libri come quello di Orwell sono severi moniti, e sarebbe un vero peccato se il lettore si limitasse a vedere pedestramente in 1984 solo una descrizione della barbarie stalinista, e non anche una descrizione della nostra società.” Ciò è quanto Erich Fromm, filosofo e psicanalista, scrive nel 1961. Il concetto che traspare dal romanzo è quello di antiutopia, contrapposta all’utopia di Platone. L’idea è pressocchè la stessa, ma mentre il filosofo greco ne auspica la realizzazione, Orwell la teme; antiutopia, quindi, come rifiuto di qualcosa negativo. E’ essenziale rimarcare il fatto che Orwell non intendeva che ciò che egli descrive nel romanzo si sarebbe sicuramente verificato, ma tutta la narrazione vuol essere soprattutto un monito contro gli abusi di potere e il rischio di sopraffazioni derivanti dalle ideologie. Orwell non si limita ad immaginare come possa essere una società, ma la rende vera attraverso le descrizioni dei due protagonisti. Nel romanzo, Orwell fa riferimento al periodo della Russia stalinista. Lo scrittore si chiede se sia possibile nel tempo un regime oligarchico, cioè tale che veda il potere politico o amministrativo accentrato nelle mani di un ristretto gruppo di persone. La società descritta in 1984 viene pensata come sottoposta ad un regime oligarchico in cui non esiste critica né lotta politica e nel libro l’autore descrive dettagliatamente i criteri relativi all’organizzazione della società, la lingua ufficiale e l’ideologia del Partito dominante, il bispensiero. LA GUERRA E’ PACE LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’ L’IGNORANZA E’ FORZA Questi i tre slogan del Grande Fratello che tutto vede e tutto sa perché i suoi occhi sono le telecamere che spiano continuamente nelle case. Tre slogan che sintetizzano la struttura di una dittatura, qualsiasi dittatura, ma nel caso di 1984, quella del SOCING – Socialismo Inglese – in cui tutto è permesso, tranne pensare. In 1984 il mondo è diviso in iperstati simili e in guerra tra loro, si ha quindi un Ministero della Verità pronto ad occuparsi di stampa, divertimenti, scuola e arte; uno della pace che ovviamente si occupa della guerra, quello dell’Amore che mantiene l’ordine e fa rispettare le leggi e il Ministero dell’Abbondanza che cerca di barcamenarsi tra i disastri economici che la continua guerra procura e di cui a farne le maggiori spese sono i Prolet (la classe proletaria). “Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. In questa frase si poggia la descrizione della società immaginata da Orwell. Il bispensiero, controllando la mente, compensa le sviste e le inevitabili imprecisioni. Esso era un obbligo per tutti, anche per gli alti gradi del Partito e tramite esso era possibile correggere anche il passato: “Non appena tutte le correzioni che si rendevano necessarie a ogni numero del Times erano state messe insieme e verificate, quel numero veniva ristampato di nuovo, la copia originale distrutta, e la copia corretta veniva collocata nelle collezioni al suo luogo. Tale processo di continua trasformazione era applicato non soltanto ai giornali, ma ai libri, ai periodici, agli opuscoli, ai manifesti, alle circolari, ai film, alle colonne sonore, alle illustrazioni, alle vignette umoristiche, alle fotografie… a qualsiasi genere di roba stampata e comunque documentata che potesse avere un significato politico o ideologico. Giorno per giorno, minuto per minuto, si può dire, il passato veniva messo al corrente. Quando le correzioni erano troppe, si eliminava il pezzo sostituendolo con qualcosa d’altro. Per esempio inventando un qualche eroe di guerra e commemorandolo con tanto di foto false, che a loro volta potevano essere sostituite con qualcosa d’altro…. Il personaggio, che non era mai esistito nel presente, ora esisteva nel passato; e una volta dimenticato l’atto della falsificazione sarebbe esistito né più né meno, e cioè con lo stesso fondamento, con cui esistevano Carlo Magno e Giulio Cesare.” Il romanzo è la storia di un uomo che cerca di ribellarsi, semplicemente amando e pensando, iniziando cioè a riflettere sul fatto che “non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità di uomo “. Wiston, il protagonista, il cui compito è quello di correggere e modificare il passato, inizia a chiedersi quale sia la verità. “Tutto svanisce in una nebbia. Il passato era cancellato, la cancellatura era stata dimenticata, e la menzogna era diventata verità. La memoria, incapace di ancorarsi a riferimenti storici sicuri, diventa anch’essa incerta, e anche l’immagine stessa della propria vita inizia a perdere forma. L’idea è semplice: si tratta di ottenere una continua serie di vittorie sulla memoria. Ed il mezzo per farlo è il bispensiero: condividere contemporaneamente due opinioni: ad esempio, ‘credere che la democrazia è impossibile e che il Partito è il custode della democrazia”.
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