Scritto da Vania    Venerdì 24 Agosto 2007 00:30    PDF Stampa E-mail
In memoriam

220px-sacco_e_vanzetti.pngSacco e Vanzetti furono giudicati colpevoli.
E giustiziati.
Non fu un errore di giudizio, lo disse anche lo stesso Vanzetti durante quel memorabile discorso al giudice Thayer, il 19 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts:
«Ho da dire che sono innocente. In tutta la mia vita non ho mai rubato, non ho mai ammazzato, non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto. Primo fra tutti: lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. E se c’è una ragione per la quale sono qui è questa, e nessun’altra. Una frase, una frase signor Katzmann, mi torna sempre alla mente: “Lei signor Vanzetti, è venuto qui nel paese di Bengodi per arricchire”. Una frase che mi dà allegria. Io non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando. Sto soffrendo e pagando per colpe che effettivamente ho commesso. Sto soffrendo e pagando perché sono anarchico... e io sono anarchico. Perché sono italiano… e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto. Nicola Sacco… il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui. Ma quante volte, quante volte, guardandolo, pensando a lui, a quest’uomo che voi giudicate ladro e assassino, e che ammazzerete, quando le sue ossa signor Thayer non saranno che polvere, e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato maledetto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. (Rivolgendosi a Sacco). Noi dobbiamo ringraziarli. Senza di loro noi saremmo morti come due poveri sfruttati. (Rivolgendosi alla giuria). Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati!»
Ad ottanta anni dalla morte di Sacco e Vanzetti, se ne ricorda solo l'Unità.
Li uccisero perchè lottavano per i propri diritti e per la giustizia. Li uccisero perchè immigrati italiani. Li uccisero senza rendersi conto che li stavano consacrando alla storia. Così come furono consacrati alla storia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Uccisi perchè lottavano per la giustizia.
Oggi non usa più. Oggi, per uccidere, basta dimenticare.

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Commenti (3)add comment

inkazzato scrive:

...
nella mentalità della società moderna (leggi "consumismo") Sacco e Vanzetti sono due sfigati...
é meglio intervistare Andreotti o Dell'Utri, per avere qualche favore dalla mafia...
Gli italiani pensano che chi non paga le tasse sia un "furbo"...dove cazzo andiamo con queste teste?
 
agosto 24, 2007
Voti: +0

CARLETTO scrive:

...
Ricordiamo.....si, per non uccidere due volte è giusto ricordare. Prima di oggi non sapevo chi fossero Sacco e Vanzetti ma come loro sono gli ennesimi che sono morti per la pura essenza dell'essere umano e per il suo diritto a non sottomettersi a nessuna imposizione di una piccola cricca. Sono morti per una giusta causa, nel ricordarli dovremmo cercare di capire noi stessi ed operare in tal senso verso un cambiamento interiore che si rifletterà in un cambiamento all'esterno. Fin quando nel ricordare queste persone che hanno lottato non faremo altro che vederli come martiri, o come eroi senza capire il vero motivo per cui sono morti, continueremo a fare il gioco di quella piccola cricca che governa questa pseudo democrazia mondiale, che detta i termini dei diriti umani che infrangono quando vogliono, delle regole di tolleranza, della morale e di tutto ciò che vediamo, sentiamo e tocchiamo. Per poter fare una vera lotta non bisogna lottare solo all'esterno, ma bisogna lottare con noi stessi, visto che, se loro fin ora hanno fatto ciò che vogliono è anche, e soprattutto, per causa nostra. Nessuna concezione new age tra le mie parole o cose del genere, parlo solo di una riappropriazione della nostra mente e ciò del nostro senso critico, del nostro libero pensiero e della nostra creatività. Riappropiandoci di essa tuto andrà da se. Sacco e Vanzetti vivono, come Falcone e Borsellino, ma dipende da noi, per farli restare vivi non basta solo ricordarli.
 
settembre 02, 2007
Voti: +0

CARLETTO scrive:

CORREZIONI PRECEDENTE COMMENTO
1. Prima di oggi non sapevo chi fossero Sacco e Vanzetti MA CREDO CHE FACCIANO PARTE DI COLORO CHE che sono morti [...]

2. [...] parlo solo di una riappropriazione della nostra mente e CIOE' del nostro senso critico [...]
 
settembre 02, 2007
Voti: +0

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 07 Giugno 2008 12:41 )
 

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