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| Viaggio nel silenzio |
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Da oggi in libreria “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa…Signore, la veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!” - Cardinale Joseph Ratzinger, 2005 La storia Pretesto (di Vania Lucia Gaito) Sottotitolai il video e lo pubblicai, il 4 maggio 2007, su Bispensiero, il sito internet di informazione con il quale collaboro. In pochi giorni, fu visto da centinaia di persone. I «grandi» della rete lo pubblicarono: Libero, Google, YouTube. In capo a una settimana lo avevano visto in seicentomila. I giornali cominciarono a parlarne. Ne scrisse inizialmente «la Repubblica», e via via gli altri. Poi cominciarono le radio. La domenica successiva l’«Avvenire», il giornale della Cei, la Conferenza episcopale italiana, pubblicò un editoriale in cui tentava di sbugiardare i contenuti del filmato e invitava gli autori a vergognarsi e a scusarsi. La distribuzione italiana della Bbc scrisse una email a Bispensiero, diffidando il sito e chiedendo di ritirare il documentario. Ma ormai era troppo tardi, ovunque era in rete. Il giovedì successivo, in diretta televisiva durante la trasmissione Annozero, Michele Santoro annunciò di essere in trattativa per l’acquisto del filmato, che sarebbe stato trasmesso la settimana seguente, il 17 maggio. E sui giornali scoppiò la bufera. Molti esponenti politici italiani, ancor prima di averlo visto gridarono allo scandalo, e in difesa della Chiesa fecero forti pressioni sulla Rai perché non comprasse i diritti del video e non lo trasmettesse. La polemica durò diversi giorni. Fu chiesto l’intervento del garante per la par condicio, addirittura. Il video, sul web, fu visto da quasi cinque milioni di persone. Almeno altri cinque milioni guardarono la trasmissione di Michele Santoro, a cui parteciparono l’autore del documentario e monsignor Rino Fisichella. Per la par condicio, forse. Insomma, si era spalancata una porta su un mondo che gli italiani non avevano mai visto o che nessuno aveva mai voluto far vedere loro. In quei giorni accadde anche qualcos’altro. Alla mia casella di posta arrivarono centinaia di email. Di protesta, di ringraziamento, di rabbia, di indignazione. E in mezzo a tante, arrivavano anche le lettere di chi aveva subìto abusi. Poco o molto, una sola volta o a lungo. Ma sempre in silenzio. Vergognandosi di ciò che avevano patito. E poi le altre, quelle che davano una stretta allo stomaco solo a leggerle: vittime diventate carnefici, pronti a rimettere in scena il dramma infamante per riscattarsi ogni volta, ogni volta senza riuscirci. Le leggevo e sapevo che non potevo ritirarmi adesso, non potevo gettare solo uno sguardo su quello che avevo visto, appena dietro la porta. Le domande che mi avevano rivolto fino a quel momento erano solo un punto di partenza. Adesso dovevo andare oltre, e raccontare quello che c’era. Questo libro è la storia di quel viaggio. Delle cose che ho visto e delle cose che ho sentito, delle persone che ho incontrato e di quelle che non hanno voluto neanche parlarmi. Delle voci che non avevo mai ascoltato e degli occhi che non avevo mai visto. E le racconto così, come sono accadute, per proseguire quel discorso che cominciai, spalancando quella porta. In copertina Postfazione di Massimilano Frassi, presidente dell’associazione Onlus Prometeo. Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata. L’autrice In sintesi
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Patrizia
scrive:
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... Ero una di quelle persone che videro il video appena pubblicato qui su Bispensiero. Restai scioccata davvero. Ricordo ancora che mi sentii male alla sola visione dello sguardo di quel prete là…Ringrazio Vania di aver fatto questo immenso lavoro, davvero, perchè grazie a questa fatica, il fatto d’aver diffuso qualcosa di così tragico, ci ha messo a conoscenza di come il mondo ecclesiastico sia spesso ricco di perversione. Che questo libro possa aiutare a capire e a salvare innocenti bambini, che ogni giorno sono immersi in un mondo che può distruggerli, dovunque essi si indirizzano. Mi dispiace ma è così. Io penso davvero che il grande problema della chiesa sia quello che i sacerdoti lavorano troppo con lo spirito, credo che il loro innalzamento spirituale sia tutto verso l'alto, troppo verso l'alto! Ma cosa fa un prete della sua energia sessuale? Si è mai chiesta la chiesa come affrontare un tale problema? Non c'è integrazione tra lo spirito e il corpo! I preti non conoscono la vera meditazione che integra la sfera tutta dell'essere umano, mente/corpo. Esistono ad esempio tra i monaci buddisti esercizi per cambiare il circolo energetico sessuale, per gestire nel modo più naturale possibile le pulsioni erotiche. Le energie sessuali non espresse impazziscono (anche in essere umani non preti, però) ecco che la perversione verso innocenti si esprime nella follia più totale. Che faccia qualcosa la chiesa per il corpo, per la materia, per le pulsioni sessuali, che sono anima della terra. Esprimendo e negando nascono i malati perversi. Finchè si reprime non ci sarà pace del corpo. Non basta battersi il petto, se fai peccato poi sei perdonato, è troppo comodo! E’ davvero un crimine fare violenza ad un corpo, in genere. E il corpo di un bambino è sacro. Lo sa la chiesa che il corpo di un essere umano è sacro? Si come il corpo di Cristo. Cristo è in noi, no? La discussione è troppo lunga ed io sono troppo arrabbiata. Che i bambini un giorno possano vivere in un mondo pieno di luce dovunque essi siano. Leggerò il libro, grazie ancora a Vania. Patrizia |
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vetroale
scrive:
Ringo de Palma
scrive:
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Eppure la storia prosegue... Mi fa molto piacere sapere che sia stato pubblicato un libro sull'argomento. Purtroppo, però, difendere lo status quo è una prerogativa di troppi nostri governanti e il clero pedofilo, razzista e antiliberale ne fa parte. http://vivalacostituzione.blogspot.com |
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dopa
scrive:
dopa
scrive:
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pregate inccessantemente Padre nostro Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra, fa che i ricchi anche in terra, siano messi all’inferno. Come in cielo così in terra. Sono duemila anni la tua volontà, è stata disattesa. Ve ne sono parecchi che invocano il tuo nome, ma si uccidono a vicenda. Però i ricchi stanno sempre in paradiso sulla terra. Se proprio non puoi creare un paradiso per tutti, fa che quei poveri, dall’inferno entrino in purgatorio, dove c’è da lavorare tutta la vita, almeno con i bisogni del corpo assicurati. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e non aspettare che muoiano sempre di fame. Amen. 09\1999 |
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alessandro
scrive:
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... salve. ho appena comprato il libro. sono romano, cattolico, osservante, e ho vissuto (e vivo) la mia vita di parrocchiano in parrocchie dei padri pallottini di roma. a questo proposito vorrei chiadere alla signorina Vania Lucia Gaito un chiarimento. nel corso del libro e precisamente a pagina 102 (capitolo "storia di un prete innocente") il signor Alessandro Pasquinelli afferma di aver preso una camera in affitto a ROMA nel convento dei padri pallottini, convento in cui da quel che dice c'erano anche altri preti giovani. ora, la cosa è che a mia conoscenza a roma non esiste un convento dei padri pallottini, e i seminaristi pallottini stanno altrove. allora mi chiedo....a chi dovrei credere? al signor pasquinelli o a quello che so io? e se il signor pasquinelli si è inventato il fatto che a roma esista un covento dei padri pallottini, siamo sicuri che tutto il resto del libro sia corretto? alessandro bottero |
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Vania
scrive:
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... Gentile Alessandro, lei ha ragione a sollevare questi dubbi. Ovviamente, le vicende di Alessandro a Roma si riferiscono a dieci anni fa. Oggi molte cose sono differenti. Conoscendo i padri Pallottini può facilmente verificare l'esattezza di quanto da me (e da Alessandro Pasquinelli) sostenuto nel capitolo cui lei fa riferimento. Altrettanto può fare con quant'altro sostenuto nel resto del libro. Verificare l'esattezza di quanto riportato è indispensabile sempre, per uno scrittore, ma in particolar modo quando si trattano tematiche così delicate. In caso contrario si rischia di trasformare un libro-inchiesta in un odioso libercolo fazioso e anticlericale. Un cordiale saluto Vania PS: le invio in privato l'indirizzo della residenza in questione, per sua maggiore conoscenza. V. |
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alessandro pasquinelli già don
scrive:
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... signor Alessandro Bottero, per chiarire i suoi dubbi le specifico quanto segue: sono stato accolto nella comunità dei padri Pallottini durante l'anno accademico 1996/97. La comunità si trovava in via Ferrari, angolo via delle milizie. Assieme a me avevano trovato ospitalità due cappellani militari. Uno apparteneva alla diocesi di Siena. (In privato posso fornirle nome e cognome). Nel convento, oltre ad un gruppo di padri molto anziani, c'era un padre che non aveva ricevuto l'ordinazione sacerdotale, ed era un fratello laico. Tale persona si occupava delle faccende domestiche e della gestione di alcuni servizi. Era magro e con i capelli lisci e bianchi. Se è ancora lì, me lo saluti tanto! Ricordo che quando ebbi l'infleunza, gentilmente, si offrì di farmi le iniezioni. Assieme a me viveva anche, nell'istituto, un giovane padre pallottino (basso, grassottello e pelato) che studiava diritto canonico presso l'università Lateranense. Ricordo che per entrare con la mia auto nel convento passavo attraverso un cancello che accedeva ad un cortile molto grande, poi, da uno scalone si accedeva prima ad un corridoio e poi, da scale secondarie, alla mia stanza. Se necessita di altri particolari sono a sua disposizione assieme ad amici che frequentavo a quel tempo. Faccio rispettosaemnte presente che, essendo sacerdote della diocesi di Pescia, la mia residenza a Roma era stata depositata anche presso il vicariato. Se vuole sincerarsi potrà farlo tramite il database della diocesi di Roma. cordiali saluti Alessandro Pasquinelli |
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alessandro
scrive:
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... signora Vania, la ringrazio. ho letto e le ho risposto. continuo ad avere dei dubbi, dato che dieci anni fa io frequentavo esattamente la parocchia situata allo stesso indirizzo di questo "collegio", e non ricordo gruppi di giovani preti che abitassero lì. sarà mia cura contattare l'attuale provinciale dei pallottini itlaiani, don antonio lotti, per chiedere anche a lui chiarimenti in merito alessandro bottero |
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alessandro
scrive:
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... ah ok. tutto chiarito. mi aveva tratto in inganno la collocazione cronologica di fine anni '80. spostando il tutto dieci anni dopo mi tornano le cose. posso però dire che tra quello che mi dice qui, e la sensazione che traspare dalle pagine del libro cì+ una grossa differenza? un conto è dire "convento", un altro chiarire che il collegio è un edificio nel mezzo della città di roma, con l'ingresso direttamente sulla strada, e senza particolari ambienti "sacrali". e un conto è dire "gruppo di giovani preti", e un altro è dire che ci stavano preti (molto) anziani, due cappellani militari, e UNO studente pallottino. comunque i dati sono effettivamente corretti, e quindi mi scuso per aver messo in dubbio la realtà delle cose. è solo che dal 1992, essendomi trasferito ad ostia, non frequento più la parrocchia regina degli apostoli. |
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Alessandro Pasquinelli
scrive:
Janos
scrive:
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Viaggio nel silenzio Mi riferisco all'ultimo commento di Alessandro Bottero. Le sue argomentazioni non convincono nessuno. Se si trattava di un collegio e non di un convento e se, di giovani, ce ne era solamente uno (lo studente pallottino) anzichè "un gruppo di giovani preti" non cambia un ette di valore nell'esposizione di Alessandro Pasquinelli! |
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Pietro
scrive:
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... Purtroppo i casi di pedofilia ad opera del clero crescono e anche qui in Italia. Proprio ieri sono venuto a conoscenza di un ragazzo (ora 24enne) che ha avuto una serie di abusi da un prete all'età di 13 anni. Questo ragazzo non ne vuole parlare, dice di "avere perdonato" ma manifesta segni psicologici piuttosto patologici: dimentica spesso le cose, ripete le stesse domande, ha una vita sessuale bloccata a 13 anni, ecc. Non vuole parlare per paura, paura di fare un dispiacere ai genitori, paura di perdere gli amici, ecc. Quanti ragazzi in Italia sono nella sua condizione? Quello che vediamo non è, forse, solo la punta di un Iceberg??? |
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I preti pedofili e le colpe della Chiesa