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| Un´altra non storia della sinistra palermitana |
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di PIPPO RUSSO E ogni distacco che desse vita a una formazione autonoma veniva spregiativamente etichettato come azione di frazionismo. Ché quel riferimento alla frazione incorporava l´idea d´un tutto di ragguardevoli dimensioni. Invece adesso che il tutto è una frazione, e la porzione scissa diventale frattale, bisognerebbe chiedersi se il frazionismo non abbia lasciato spazio a una sorta di gremlinismo. Ovvero, a un´inarrestabile dinamica verso la moltiplicazione di entità bonsai. Come i Gremlins, i minuscoli animali del vecchio film di Joe Dante che avevano la proprietà di moltiplicarsi in esemplari identici al solo versargli addosso una goccia d´acqua. Ma l´elemento più curioso e a suo modo interessante riguardo alla formazione del nuovo gruppo consiliare palermitano sta, appunto, nella scelta terminologica. Ossia, in quell´ansia di definirsi altri che fa alcuni più altri di altri. La volontà di raccontare Un´Altra Storia assume il crisma della sfida, a metà strada fra i cunti e la psicologia sociale cognitivista di Howard Gardner. Il quale, in un libro dedicato al tema della leadership (Personalità egemoni, tradotto in Italia da Feltrinelli nel 1996) spiegò che la vera qualità del leader emergente sta nella sua capacità di raccontare «una storia innovativa» al suo popolo. Suo compito deve essere quello di organizzare una narrazione che sia al tempo stesso coerente e fascinosa (alla stregua del canovaccio d´un romanzo o della sceneggiatura d´una fiction televisiva) della realtà sociale esistente. A questa storia innovativa narrata dal leader emergente, secondo la lezione di Gardner, gli avversari contrappongono una controstoria; e è dalla capacità di far prevalere la storia innovativa sulla controstoria che dipende l´affermazione della leadership di ultima generazione. E certo è che se il senso della formula scelta per battezzare il nuovo soggetto della sinistra palermitana fosse prossimo a quello illustrato da Gardner – raccontare una storia innovativa, dunque altra per definizione –, si tratterebbe comunque di operazione ardua quanto affascinante. La quale, però, rischia di scontrarsi con una realtà che non propone regole d´ingaggio possibili a questo confronto fra storie. Perché se l´intenzione è quella di raccontare un´altra storia, bisognerebbe individuare anche la storia dominante. E a cercarla si rischierebbe di compiere l´agghiacciante scoperta che nella Palermo di oggi, dal punto di vista politico, nessuna storia dominante venga narrata. Come se la città fosse caduta dentro il sonnolento sortilegio di una non-storia. Cosa di altro raccontare, rispetto all´antimateria di una non-storia?
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| Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Luglio 2009 12:15 ) |




