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L’art. 3 della Costituzione recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni pubbliche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.
Per diritto allo studio si intende l’insieme degli interventi volti a garantire il diritto all’istruzione e all’integrazione e a favorire la rimozione delle cause di disparità fra i cittadini, per riconoscere a tutti il diritto ad un percorso formativo e scolastico qualificato.
Le famiglie con ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) che non sia superiore a € 10.632,94, beneficiano del “contributo economico per l'acquisto dei libri di testo” (c.d. “buono libri”) facendone richiesta alla Scuola del figlio che, successivamente, trasmette la lista dei richiedenti al Comune di Palermo – Servizi Territoriali – Attività Sociali, non appena quest’ultimo ne faccia richiesta.
Per l’anno scolastico 2007/2008 il Comune non ha erogato il buono libro e, addirittura, non ha neanche fatto richiesta agli Istituti scolastici delle liste dei soggetti richiedenti.
Quando succedono fatti del genere, la mia curiosità viene ampiamente sollecitata e, pertanto, ho cercato di comprendere i motivi di questa disattenzione verso un diritto costituzionale e una esigenza sociale talmente diffusa. [continua a leggere]
In Sicilia è la Amministrazione Regionale a erogare ai Comuni le risorse finanziarie atte ad agevolare i cittadini con il “buono libro”, mediante attribuzione annua del “Fondo per le Autonomie Locali” che, però, viene erogato in forma unica e senza vincolo di specifica destinazione.
Ciò vale a significare che è la stessa Amministrazione Comunale a suddividere la risorsa ottenuta nell’ambito delle iniziative sociali a sostegno (L.R. 6/97 e 22/86), ripartendo l’unica somma all’interno dei vari Capitoli di spesa.
E in effetti il Comune di Palermo ha sempre erogato il buono libro, tranne che nell’anno scolastico 2007/2008, assumendo che le risorse regionali erano servite ad altre finalità.
E sebbene la Regione Sicilia (Assessorato Regionale alla Famiglia), con mandato n. 74668, ha erogato ingenti somme, il Comune di Palermo sostiene l’assenza di fondi per averle suddivise (con criteri soggettivi e discrezionali) all’interno di altre aree di competenza (curando gli interessi di alcuni a dispregio di altri).
E’ da dire che fra i beneficiari delle somme rientrano anche Associazioni, Cooperative e Enti di Culto che svolgono, in regime di convenzione, attività sociali a favore degli aventi diritto, ma ciò non può giustificare nei loro confronti una preferenzialità maggiore rispetto i singoli soggetti che dai contributi o sussidi attendono di superare il proprio disagio economico.
Né è ammissibile che si preferiscano destinazioni privilegiate di somme, negando quelli che costituiscono una espressione dei principi costituzionali, in cui rientra il diritto allo studio o anche l’integrazione all’affitto o il sussidio alle famiglie affidatarie dei minori.
Pur comprendendo l’utilità offerta dalla attività svolta da associazioni, cooperative o enti di culto, ciò non giustifica la abolizione o compressione dei diritti degli altri, né appare conforme a criteri di etica gestionale delle risorse pubbliche la destinazione di somme (caso strano!) a enti portatori di voto, senza dubitare (come è logico dubitare!) che le scelte discrezionali del Sindaco e della Giunta non siano ispirate ad interessi elettoralistici (quindi personali!).
E allora, dove sono finite le somme erogate dalla Regione e come sono state gestite?
Ho tentato di sapere e di conoscere, ma mi sono trovato di fronte ad una forma indiretta di omertà generalizzata, che impedisce al singolo cittadino di verificare, mediante l’istituto di accesso ai dati e (informazioni sugli) atti amministrativi.
Sembra che i criteri di spesa e utilizzo di detti fondi siano stati secretati per ordini superiori! Nessuno dice e nessuno è disposto a dare notizie!
Peraltro la Regione eroga somme secondo un criterio di competenza, nel senso che il “Fondo per le autonomie locali” erogato a fine anno 2006 o inizi anno 2007, deve essere destinato agli interventi sociali dell’anno (2007).
Ma nel 2007 come sono state suddivise e spese le somme accreditate al Comune da parte della Regione?
La povera gente è ancora in attesa di ogni forma di intervento economico, sollecita gli Uffici competenti e non comprende il motivo per cui tali contributi non sono ancora loro pervenuti.
Nutro personalmente il dubbio che il Comune di Palermo (ma non è l’unico!) non voglia adeguarsi totalmente ai criteri di trasparenza della gestione amministrativa, nel senso di porre in essere quelle iniziative atte e idonee, per ciascun cittadino, a conoscere immediatamente come vengono gestite le somme.
Sarebbe sufficiente che nel sito web del Comune di Palermo venissero indicati i vari Capitoli (con la relativa fonte di finanziamento) e, accanto, una Colonna che riporti le Spese incidenti sul Capitolo stesso e che dallo stesso traggono la copertura finanziaria.
Si avrebbe così la possibilità si verificare se il Capitolo “Buoni libro” (e qualsiasi altro) trae fonte di finanziamento in una determinata risorsa finanziaria (nella specie nel Fondo Regionale per le autonomie Locali), per risalire alla data di accreditamento delle somme, del numero del Mandato e dell’Ente erogatore : ma si avrebbe maggiormente la possibilità di verificare a chi e come le risorse per buoni scuola vengono erogate.
Se si applicasse tale principio a ciascuno dei Capitoli, si otterrebbe l’effettiva conoscenza (istantanea) dell'operato della Amministrazione e si garantirebbe il diritto all’informazione del cittadino e la possibilità di muovere le opportune riserve o contestazioni.
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