In Nome del Padre

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Ho seguito tutta la vicenda Englaro molto attentamente.
La vicenda, molto chiara e nota a tutti, trova il suo punto apicale dopo la sentenza della magistratura, la quale, creando un precendente, ammette la presunzione di volontà di un soggetto non capace di intendere e di volere, grazie a dichiarazioni fornite a terzi quando era "in vita".
La singolarità della sentenza si ravvisa in due momenti fondamentali ovvero:
- le dichiarazioni fornite da Eluana al momento in cui era in vita, riguardavano la volontà di non voler essere alimentata e idratata nel caso (purtroppo poi verificatosi) in cui in futuro un incidente l'avesse precipitata in uno stato vegetativo permanente;
- tra i terzi, destinatari delle sue volontà, c'era il padre.
Penso che sia superfluo aggiungere che il mio disgusto, dovuto all'incredibile accanimento mediatico sul corpo ormai senza emozioni di Eluana, sia lo stesso di milioni di cittadini, rei solo di non aver voce per gridare il disprezzo che molte persone nello specifico meriterebbero.
Gli argomenti dibattuti in Parlamento, nei vari Tg e talk show sono stati tanti e a dire il vero, sono stati tutti argomenti che prestavano il fianco ad una replica, ad una sottolineatura, ad una stortura.

Tutti argomenti che all'occorrenza trovano schierate le diverse fazioni, politiche e religiose, con l'unico risultato ovvio di non arrivare da nessuna parte se non allo scontro ideologico.
Non mi soffermerò sulle frasi oscene riportare da Berlusconi o su quelle fastidiosamente ingerenti del Vaticano perchè credo che l'indifferenza sia, nello specifico, l'atteggiamento migliore.
Mi voglio soffermare sull'unico argomento degno di nota e che realmente non è mai stato affrontato da nessuno, probabilmente perchè scomodo ed autoesaustivo.
Cerco di essere sintetico: come ho detto prima, Eluana espresse una volontà precisa nel momento in cui era in vita, ovvero espresse al papà e ad altri amici stretti, la volontà, nel caso si fosse trovata in una situazione di stato vegetativo, di non voler continuare a vivere.
Poco tempo dopo queste affermazioni, l'incidente e la fine della sua vita partecipativa.
Era forse un chiaro segno del destino quello di voler far esprimere la volontà di una ragazza nel momento in cui poteva farlo? Non ci è dato sapere.
Il caso Eluana non ha solo ferito la coscienza di molte persone, ma ha distrutto una cosa su cui nessuno, in buona o cattiva fede, si è soffermato. L'unica cosa che davvero contava in questa vicenda: la parola del Padre.
E' scoppiata una guerra sanguinosa tra uomini e ideologie e la scintilla è stata il sospetto.
Il sospetto insinuato viscidamente da persone che nulla avevano a che vedere con la famiglia Englaro, che mai avevano conosciuto Eluana ne tantomeno Beppino.
Orbene, signori, ma come è stato possibile che accadesse tutto ciò?
Come è stato possibile lasciare Eluana in balia di un branco di idioti che hanno avuto l'infelice merito di mettere in discussione le verità di un padre?
Un comportamento del genere è figlio dei nostri tempi, un tempo che ha generato uomini deformi, politici approssimativi e organi di stampa deviati e invadenti.
La cultura del sospetto, dell'invasione del privato a vantaggio del pubblico e della scarsa capacità di analisi partorisce mostruosità come la vicenda Eluana.
Siamo stati capaci di mettere in dubbio la verità di una persona che non conosciamo, la buona fede di un papà distrutto da un destino crudele e una volontà che un destino beffardo ha voluto che fosse depositata per sempre nella mani di un genitore non preparato a gestire una cosa così grande.
Chi siamo noi per poter mettere in discussione tutto ciò?
Che diritto abbiamo di dubitare sempre, di tutto e tutti?
Anche se ho perso mio padre da un po’, ho la certezza che se il destino l'avesse messo di fronte a questa scelta drammatica, lui avrebbe agito così come ha fatto Beppino Englaro, soltanto se glielo avessi chiesto con lo sguardo, e di questo ne sono fiero e commosso.
Tutti noi siamo Beppino Englaro e tutti noi siamo Berlusconi.
Il libero arbitrio fa di noi quello che decidiamo di essere.
Io e il mio papà siamo Beppino Englaro.
E voi?


Con tutta la stima e l'affetto possibile per la famiglia Englaro
Sergio Sedia

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