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| La logica del tifoso |
La differenza tra l'Italia e paesi quali l'Irlanda o gli Stati Uniti consiste essenzialmente nella più o meno presente capacità di discernimento. Al lemma "discernimento", il vocabolario italiano riporta: "capacità di discernere con la mente, di giudicare, di capire". Ecco, questa capacità gli italiani sembrano averla persa.Sballottato tra la dichiarazione di un politico, l'esternazione di un vescovo, l'opinione di un giornalista, l'italiano comune sembra avere solo la capacità di scegliere "da che parte stare", non più quella di costruirsi un'idea, un giudizio personale a partire dalle proprie convinzioni. Ma non basta. Non avere capacità di discernimento significa anche accettare le parole degli altri, politici, prelati e giornalisti, senza esercitare nessun giudizio critico, accettando premesse e conclusioni senza chiedersi se le seconde sono collegate alle prime da sillogismi validi o meno. La validità logica di un ragionamento riguarda innanzitutto la connessione tra le premesse di un argomento e la sua conclusione. In un argomento, le premesse devono in qualche modo giustificare l'affermazione della conclusione. Spesso questa connessione logica salta completamente, e tuttavia certi ragionamenti non solo vengono assunti come corretti ma anche "adottati" come bandiera. Ovviamente molto dipende anche dalla ormai naturale propensione degli italiani a comportarsi più come "tifosi" che come "sportivi". Il tifoso giudica l'operato della propria squadra del cuore in base ad una "fede", non a considerazioni oggettive sull'operato in campo. E se in campo una squadra non rende è sempre colpa dell'arbitro che favorisce gli avversari, delle condizioni meteo, di qualunque altra cosa ma non dei "propri" giocatori. Ecco, la stessa logica del tifoso l'italiano la trasporta su tutto il resto: la politica e la religione prima di tutto. Così gli italiani si ritrovano ad "essere fan", più che ad avere la capacità di analizzare fatti e situazioni con obiettività. In politica, per esempio. La propria adesione ad un partito politico è una fede, più che un'adesione ai programmi di quel partito. Certo, c'è un'accoglimento delle ideologie. Ma se gli esponenti di quel partito sono i primi a non incarnarne l'ideologia, facendosi promotori dei propri interessi più che di quelli degli italiani (e spesso esclusivamente dei propri interessi), il buon senso porterebbe ad esercitare un giudizio critico e a pretendere un rinnovamento del partito, pena il ritiro del proprio consenso. Il "tifoso" invece è sempre pronto a trovare giustificazioni senza mettere mai in discussione la propria "fede" nè quelli che la incarnano: se l'esponente di un partito è indagato o condannato, si stigmatizzano i magistrati o si grida all'errore giudiziario, non si pretende mai l'accertamento dei fatti e le dimissioni del soggetto in questione. Lo stesso accade con la Chiesa. Con delle aggravanti, poichè in questo caso una fede, quella religiosa, si mescola con un'altra "fede", quella negli uomini che incarnano (o dovrebbero incarnare) il messaggio evangelico. Il sillogismo, logicamente non valido, accomuna la santità del messaggio di Cristo alla santità degli uomini che se ne fanno portatori. Come se i sacerdoti fossero immuni da qualsiasi "tentazione" o come se avessero la capacità indiscussa di resistervi sempre. Facciamo un esempio. Il 29 dicembre scorso viene arrestato, ad Alassio, don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco sia della chiesa di San Vincenzo che di quella di San Giovanni Battista. Attualmente si trova recluso nel carcere di Chiavari, accusato di avere abusato di una ragazzina di dodici anni. La piccola aveva raccontato qualche mese fa le brutture di cui era stata vittima ad una psicologa dell’Istituto ospedaliero per l’infanzia Giannina Gaslini di Genova ed il suo racconto è stato successivamente valutato talmente credibile dalla Procura della Repubblica di Savona da indurla a spiccare, l’antivigilia di Capodanno, mandato d’arresto contro il sacerdote della “ Città del muretto”. Don Luciano avrebbe abusato della giovane dodicenne in tre occasioni: la prima volta nella sua canonica, la seconda a bordo del proprio motociclo, avendola invitata “a fare un giro” per Alassio, la terza in una baracca che sorge in un orto di proprietà della parrocchia. Proprio in quest'ultimo episodio, il parroco avrebbe fatto giurare all'undicenne, in un momento di intimità, di non raccontare nulla dei loro incontri proibiti. Gli inquirenti hanno sequestrato oltre al computer che il parroco aveva in uso, anche altro materiale informatico. E' uno dei tipici casi in cui si dovrebbe sospendere il giudizio ed attendere che la magistratura faccia chiarezza, giudicando in base a fatti e prove se il sacerdote sia colpevole o innocente. Se giudicato colpevole, pretendere che sconti la pena e, da fedeli cattolici, pretendere che la chiesa faccia pulizia fra le proprie fila (come lo stesso Ratzinger ha più volte affermato senza tuttavia far seguire i fatti alle mere parole) e riduca il sacerdote condannato allo stato laicale. E invece no. Per i "tifosi" la sola messa in discussione di un sacerdote è già un oltraggio, figuriamoci un'indagine e un arresto! Impensabile. Così la Alassio benpensante si schiera immediatamente dalla parte del sacerdote inquisito, con le tipiche modalità dei tifosi: la colpevolizzazione della vittima e della procura che sta svolgendo le indagini. E così, la bambina che ha denunciato il sacerdote viene tacciata di mitomania, poichè è cresciuta in un ambiente degradato. Un pretesto, s'intende. Se la piccola fosse cresciuta in una famiglia della buona borghesia probabilmente sarebbe stata ugualmente tacciata di mitomania, ma con un pretesto differente, magari proprio quello di una famiglia troppo "perbene": a pretesto si può prendere tutto e il contrario di tutto. E poi, come accade in questi casi, ci sono le dichiarazioni della Curia. Ovviamente di parte, si capisce. Si tratta pur sempre di un sacerdote, e la Curia potrebbe essere pur sempre chiamata in causa per "culpa in vigilando". Quando poi le affermazioni di vescovi e monsignori sono riportate dalle pagine di Avvenire, assumono per i "tifosi" la stessa valenza degli slogan gridati da un capo ultrà. E, sulla vicenda di don Luciano, sulle pagine di Avvenire dalla Curia sono piovuti tre attacchi, senza risparmio: alla procura, alla vittima e ai giornalisti. Secondo la Diocesi, la procura della repubblica di Savona è rea di non aver convocato i testimoni a favore di Don Luciano Massaferro e di aver «predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione». Evidentemente la Curia non ha le idee chiare su come funziona un'indagine. Non si tratta di contare quanti sono convinti dell'innocenza dell'accusato (non è una trasmissione della De Filippi) ma di appurare se un determinato reato sia stato commesso oppure no, sulla base delle prove oggettive. E' legittimo supporre, del resto, che chi commette un reato lo tenga accuratamente nascosco, così come accuratamente si tengono nascoste certe particolari inclinazioni. Di solito le proprie tendenze pedofile non sono oggetto di conversazioni salottiere, anzi, la pericolosità del pedofilo sta proprio nel fatto che è quasi sempre una persona di cui la vittima e la sua famiglia si fidano ciecamente. Basterebbe, a questo proposito, dare un'occhiata ai processi contro i sacerdoti pedofili negli Stati Uniti: erano considerati parte della famiglia, i genitori affidavano i propri figli al boia ritenendolo una persona dalla specchiata moralità. Non si risparmiano neppure gli affondi nei confronti della vittima, con insinuazioni tese a screditarla: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia». Ovviamente non si fa menzione del fatto che i pedofili stanno bene attenti alla scelta della vittima. Il "diario" di don Tarcisio ne è un esempio, un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Tanto quelli poveri e provenienti da contesti familiari difficili non mancano mai: «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono il totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». Ed infine, ce n'è anche per i giornalisti, rei di aver dato risalto alla notizia. Considerando lo spazio e la risonanza che i giornali "laici" riservano ad ogni esternazione del Papa, dei vescovi e dei vari monsignori, qualsiasi commento è davvero superfluo.
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La differenza tra l'Italia e paesi quali l'Irlanda o gli Stati Uniti consiste essenzialmente nella più o meno presente capacità di discernimento. Al lemma "discernimento", il vocabolario italiano riporta: "capacità di discernere con la mente, di giudicare, di capire". Ecco, questa capacità gli italiani sembrano averla persa.
