Il gioco delle tre carte

   Agli uomini non interessa né la verità, né la libertà, né la giustizia.
    Sono cose scomode e gli uomini si trovano comodi nella bugia
    e nella schiavitù e nell'ingiustizia.
    Ci si rotolano come maiali.
    (Oriana Fallaci)


Sarà che ho buona memoria.
Sarà che trovo insopportabile il falso vittimismo.
Sarà che sono sempre stata insofferente nei confronti di chi vuole impormi il proprio codice morale sentendosi però esentato dal rispettarlo.
Ma gli articoli comparsi sui vari giornali cattolici, le smentite, le accuse di complottismo, i tentativi di arrampicarsi sugli specchi, rasentano il ridicolo.
Fanno leva sulla credulità di quegli italiani che, pur professandosi cattolici, non hanno assolutamente idea di come sia strutturata gerarchicamente la Chiesa, di quali siano i poteri, come sono distribuiti e chi li esercita.
Sono quegli italiani che permettono che sia un governo assolutista, e il Vaticano è governato da un monarca assoluto che detiene i "tre poteri", a pretendere di insegnarci la democrazia.
Sono quegli italiani che consentono che a spiegarci il matrimonio, i rapporti e i delicati equilibri di una unione d'amore, siano uomini che non solo col matrimonio non hanno mai avuto niente a che fare, ma che ignorano totalmente cosa sia la quotidianità di una famiglia.
Sono quegli italiani che trovano lecito, in uno stato sovrano, che i ministri di un altro stato sovrano mettano continuamente in atto ingerenze intollerabili nella legiferazione in materia di vita e di morte, le sole due cose che appartengono alla coscienza privatissima di ogni uomo e sulle quali a nessuno, a nessuno è dato decidere a priori.
Sono quegli italiani assolutamente inconsapevoli del fatto che la scuola statale, che i loro figli frequentano o frequenteranno, è stata devastata da continui tagli ai fondi, mentre le scuole cattoliche hanno mantenuto inalterate le sovvenzioni statali.
Sono quegli italiani che lasciano che siano i prelati del Vaticano ad imporci i limiti della ricerca medica, della fecondazione assistita, della possibilità di una dignitosa fine della vita.
Sono quegli italiani che non sanno che potrebbero pagare la metà dalle tasse che pagano, se venissero aboliti tutti i privilegi fiscali alla Chiesa.
Sono quegli italiani infarciti di "teoria del perdono" che si lasciano ancora infinocchiare dall'idea che la giustizia debba farla Dio, e gli uomini che dicono di agire in suo nome, che hanno l'inumana pretesa che un uomo cui hanno ammazzato la moglie, un figlio, debba perdonare l'assassino. Io mi vergogno ogni volta che un giornalista decerebrato, di fronte ad un uomo cui hanno ammazzato la moglie, un figlio, pone l'inqualificabile domanda "Lei lo perdona?" e vedo lo smarrimento negli occhi di quell'uomo, lo smarrimento perchè sa che se dirà quel no che gli brucia in gola, quel no che gli urla negli occhi, quel no che gli devasta l'anima, una manica di stupidi imbecilli dal cervello disabitato penserà che sia un gesto ignobile non perdonare i propri nemici.
Io mi vergogno per quegli italiani che mettono la tonaca prima della bandiera, per quegli italiani che mettono le omelie prima della costituzione, per quegli italiani che mettono i vescovi prima della magistratura, per quegli italiani che prima di sentirsi italiani si sentono cattolici.
Mi vergogno per quegli italiani che si scandalizzano perchè un uomo abbraccia un altro uomo in un letto e poi scelgono a rappresentarli affaristi, corrotti e puttanieri. Mi vergogno perchè la loro morale è un elastico e se la accomodano come vogliono mentre quella che vorrebbero imporre agli altri è di piombo.
Mi vergogno per chi si è lasciato convincere che il "relativismo" sia un male, per chi crede che la disubbidienza sia un peccato, per chi s'illude che la sofferenza sia un dono di cui esser grati, per chi vuole ostinatamente, ottusamente, continuare a fingere che questa chiesa sia veramente quella che Cristo avrebbe voluto.

Nulla, nulla mai, può giustificare l'ignobile prassi, in uso nella gerarchia vaticana, di proteggere sacerdoti che hanno abusato di decine, centinaia, migliaia di bambini, trasferendoli di parrocchia in parrocchia, mettendo in pericolo ogni volta nuove creature, e sperando di riuscire a "guarirli" con la preghiera.
Non me ne vogliano i soliti difensori delle cause perse, quelli a cui piace immaginare la Chiesa sempre come perseguitata e oggetto di complotti, la stessa Chiesa che nei secoli ha fatto le crociate, l'inquisizione, i genocidi, la chiesa che non s'è fatta scrupolo di perseguitare Galileo Galilei, Giordano Bruno, gli illuministi, e chiunque nei secoli abbia mai messo in discussione il suo potere assoluto, la sua pretesa di essere proprietaria delle vite altrui, fino al punto da imporre cosa leggere, chi amare, cosa pensare.

Guardiamola da vicino, questa Chiesa, e giudichiamola dalle opere, come vuole il Vangelo. Senza risalire alle crociate, ai roghi, alle persecuzioni. Ci vuole davvero poco, basta prendere i fatti e confrontarli con le parole. E guardiamo da vicino anche i suoi difensori. Tanto per farci un'idea di chi siano e di cosa ci raccontano.

Nel 2007 pubblicai sul web Sex crimes and Vatican, un documentario della BBC sui preti pedofili e sulla loro costante copertura da parte delle gerarchie vaticane. Sono passati tre anni e ne è passata un bel po' di acqua (e di marciume) sotto i ponti. Però ho buona memoria. E un grande archivio. Credo sia il momento di ricordare cosa scrissero all'epoca, tra gli altri, sulle pagine di Avvenire, Andrea Galli prima e Massimo Introvigne poi:

    "[...]Insomma, un insieme di norme rigorose, che nulla aveva a che fare con la volontà di insabbiare potenziali scandali. E che il testo Crimen Sollicitationis non fosse pensato per tale fine lo dimostrava un paragrafo, il quindicesimo, che obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica. Misura che semmai dà l'idea della serietà del documento e di coloro che lo formularono [...]

    “Senza contare che Joseph Ratzinger, più tardi diventato sì prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, avrebbe firmato - ma siamo nel maggio 2001 - una Lettera ai Vescovi e altri Ordinari e Gerarchi della Chiesa Cattolica, pubblicata anche negli Acta Apostolicae Sedis, dove si prevede espressamente che "il delitto contro il sesto precetto del Decalogo, commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni", sia di competenza diretta della Congregazione stessa. Segno, per chi abbia un minimo di buon senso giuridico, della volontà romana non certo di occultare, ma di dare piuttosto il massimo rilievo a certi reati, riservandone il giudizio non a realtà "locali", potenzialmente condizionabili, ma ad uno dei massimi organi della Santa Sede." (Infame calunnia via internet, Andrea Galli, Avvenire, 19 maggio 2007)


Certo Andrea Galli dimentica di dire che, se è vero che l'art. 15 del Crimen obbliga "a denunciare il tutto", l'art. 16 esplicita "a chi" deve essere fatta la denuncia: all'ordinario del posto o alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Delle autorità civili non se ne parla neppure. Non solo. Resta inspiegabile come possa un cattolico, a cui è stato imposto il vincolo della segretezza, pena la scomunica, denunciare alle autorità civili l'abuso subito senza infrangere quel vincolo e incorrere nella scomunica.
Inoltre, Andrea Galli sbaglia di grosso nel tradurre il testo del De delictis gravioribus, perché nel documento non si parla affatto di un "delitto contro il sesto precetto del Decalogo, commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni" ma di “delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum”, cioè di un delitto contro il sesto precetto del Decalogo, commesso da un chierico CON un minore di diciotto anni”. Com’è prassi, la vittima del prete pedofilo è considerata dalla Chiesa un complice del suo abusatore. Tanto per aggiungere un po’ di fango e di vergogna agli abomini che ha già dovuto subire.

Massimo Introvigne, invece, pose a presupposto del mio rendere noto il video una presunta "rabbia laicista". Ma io non ero arrabbiata per niente! Disgustata, semmai, sconvolta, nauseata. E, per farsi un'idea del tipo di "smentite" cui è aduso Introvigne, basta leggere quanto pubblicato su Avvenire:

    "Il documentario al riguardo afferma tre volte il falso:

    (a) presenta come segreto un documento del tutto pubblico e palese:

    (b) dal momento che il "cattivo" del documentario dev'essere l'attuale Pontefice, Benedetto XVI (per i laicisti il Papa "buono" è sempre quello morto), non spiega che la De delictis gravioribus firmata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 18 maggio 2001 ha l'unico scopo di dare esecuzione pratica alle norme promulgate con la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, del precedente 30 aprile, che è di Giovanni Paolo II;

    (c) lascia intendere al telespettatore sprovveduto che quando la Chiesa afferma che i processi relativi a certi delicta graviora («crimini più gravi»), tra cui alcuni di natura sessuale, sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede, intende con questo dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti." (Preti pedofili, le falsità del video Bbc, Massimo Introvigne, Avvenire, 30 maggio 2007)  


Ecco cosa c'è scritto nel documento che Introvigne vuole spacciare per "pubblico e palese": "Da conservare con cura negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziale. Da non pubblicare, né da integrare con alcun commento." Certo, deve trattarsi di una formula arcana per intendere: sbandierate ai quattro venti il contenuto di questo documento.
La lettera De delictis gravioribus, come Introvigne non dice, poneva sui procedimenti a carico dei preti pedofili il segreto pontificio, come se non bastassero le imposizioni di segretezza del Crimen. Il segreto pontificio viene fatto giurare con la seguente formula:

    "[...]prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto."


Silenzio perpetuo: non si può parlare neppure per un bene maggiore, per cause urgentissime o gravissime. Dunque chi afferma il falso, il documentario della BBC o Introvigne? Non credo ci possano essere molti dubbi, anche perchè, se la Chiesa avesse voluto consentire la denuncia alle autorità civili, lo avrebbe scritto, visto che scrive tutto, sempre, anche i dettagli, e questo non lo è di certo, e prevede i più svariati casi, anche quelli più improbabili.
I fautori delle "interpretazioni" hanno stancato chi li legge. Possibile che si creda ancora che una vergognosa menzogna possa essere spacciata per verità solo perchè viene dal pulpito?

La nuova ondata di pseudointellettuali cattolici che accusano di complottismo e falsità il New York Times sono grosso modo gli stessi che si stracciarono le vesti anche tre anni fa. E come se vivessero nel Paese delle Meraviglie, o peggio, come se vedessero in noi delle sprovvedute Alice, gridano ai quattro venti che i documenti pubblicati dalla testata americana non provano nulla. Vediamo.

Le denunce piovono su Murphy nel 1974, una ventina di testimonianze giurate vengono consegnate al vescovo Cousins, che in un incontro con le vittime e padre Murphy ammette di essere a conoscenza del problema. Il sacerdote viene trasferito e nei suoi confronti non viene preso alcun provvedimento.
Il vescovo Weakland, che succede a Cousins, continua a ricevere denunce a carico di Murphy e scrive al cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendo lumi su quali procedure seguire. Risponde il cardinale Bertone: seguite il Crimen!
Si istruisce un processo canonico contro Murphy, che scrive, anche lui, al cardinale Ratzinger, chiedendo che il processo venga fermato. Il cardinale Bertone scrive al vescovo Weakland, chiedendogli di essere cauto nell'applicazione del canone. In un incontro avvenuto poco dopo a Roma, tra il cardinale Bertone e il vescovo Weakland, la Congregazione decide che la "pena" per Murphy è una ammonizione a pentirsi e il divieto di celebrare messa nella diocesi di Milwaukee. E tutto finisce lì.

Credo sia naturale che sorgano domande: il cardinale Bertone ha sempre tenuto nascosto al proprio superiore quanto stava accadendo nel Wisconsin? il cardinale Bertone leggeva di nascosto la posta del cardinale Ratzinger o non lo informava del contenuto delle lettere a lui indirizzate? Mi pare improbabile, soprattutto per chi conosce i meccanismi della gerarchia cattolica. Nessuno si assumerebbe la responsabilità di una tale decisione senza consultare il proprio superiore, soprattutto se ci sono già stati, per quel caso, due risarcimenti, uno da centomila dollari, l'altro da duecentomila.
Resta il fatto, comunque, che la Congregazione di Ratzinger nulla ha fatto.

Stessa faccenda in Germania, quando l'attuale pontefice era vescovo di Monaco. Un sacerdote pedofilo prima allontanato viene poi reintegrato senza che il vescovo Ratzinger ne sapesse nulla. Possibile? Improbabile, come nel caso precedente.

Possibile che il povero futuro papa fosse circondato, in Germania come a Roma, da personaggi che gli hanno tenuto nascosto cosa avveniva in casa sua, sotto i suoi occhi? Oppure, più semplicemente, è quello che la Chiesa pretende di farci credere? Perché anche la decenza impone dei limiti.
E non glielo avevano mai detto, a Benedetto XVI, che i tre cardinali con i quali si accompagnò nel suo viaggio negli Stati Uniti erano noti urbi et orbi per aver coperto preti pedofili? Né gli avevano fatto sapere che il cardinale Law, arciprete nella Basilica di S. Maria Maggiore a Roma, ha lottato con le unghie e con i denti prima per coprire i sacerdoti come padre John Geogan, che abusò di almeno 130 bambini, e poi per non risarcire le vittime? Perché la tanto sbandierata pulizia non comincia a farla da qui?

Se questi particolari episodi, poi, si inseriscono nel contesto più ampio dell'operato del Vaticano, risulta ancora più inverosimile la favola che vogliono per forza raccontarci.

Richiamo due casi eclatanti, ma sono dei puri esempi, se ne possono citare centinaia. Nel caso di don Lelio Cantini, quanti anni ha impiegato la Congregazione di Ratzinger per arrivare ad almeno una parvenza di condanna? Più di venti. E se le vittime non si fossero rivolte ai giornali don Cantini sarebbe ancora, indisturbato, nella sua parrocchia. La condanna, poi, è un esempio di severità: recitare le litanie alla Madonna.

E nel caso del fondatore dei Legionari di Cristo? Le prime denunce sono del 1952, possibile che siano occorsi più di cinquant'anni per comminargli la pesantissima "pena" di una vita ritirata?

E poi, per dirle tutte, quanti sacerdoti pedofili condannati all'estero e ricercati dalle polizie dei paesi d'origine hanno trovato rifugio a Roma coperti dalla complicità del Vaticano? Padre Henn, per esempio. Ma perchè limitarci solo ai preti condannati per pedofilia? Sono stati nascosti in Italia anche preti genocidiari: padre Seromba, per dirne uno, o padre Emmanuel Uwayezu. I tribunali internazionali hanno dovuto trattare con il Vaticano per avere l'estradizione di criminali che non erano nascosti in Vaticano ma in Italia!
E che fine hanno fatto i sacerdoti pedofili italiani condannati dai tribunali italiani? Quali provvedimenti ha preso la Chiesa nei loro confronti? Sono sempre lì, magari solo spostati di parrocchia, come nel caso del sacerdote campano condannato dai tribunali civili per atti di libidine violenta nei confronti di due bambine e attualmente consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo. Sedici anni fa, al momento del reato contestato, insegnava religione in una scuola media di Pontecagnano Faiano e ha continuato a farlo anche dopo la denuncia inoltrata dai genitori delle vittime. Prima al preside dell’istituto e poi alla Procura di Salerno.
Condannato nel 1996 in primo grado, nel 1999 in appello e nel 2000 in Cassazione, per fortuna non fa più l’insegnate, ma siede tra i banchi dell’Istituto per il sostentamento del clero e del consiglio presbiterale.

E’ inaccettabile, è vergognoso, è immorale che si consenta ancora di parlare di attacchi senza fondamento, è scandaloso che non ci sia un’inchiesta seria su quello che accade nei seminari, nei collegi cattolici, nelle sagrestie. E’ oltraggioso che questi uomini senza morale si ergano a giudici della morale altrui.
Ed è mortificante constatare che c’è chi umilia la propria intelligenza credendo alle loro scuse.
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