
Da recenti indagini della Corte dei conti Siciliana, risulta che in Sicilia negli ultimi 7 anni
centinaia di Enti di Formazione abbiano intascato centinaia di milioni di euro senza avere mai rendicontato un solo euro alla regione.
Anche quest’ anno la regione Sicilia crea la possibilità di diventare imprenditori a costo zero. Come si fa? Semplice, si crea un associazione,un ente di formazione professionale, meglio se “morale” e con il sostegno dell'amico deputato, si fa finanziare qualche corso di formazione, e nel giro di qualche mese con i soldi della regione si può intraprendere una carriera di imprenditore nella formazione che, con poche attenzioni da parte di chi deve controllare, ti farà diventare milionario nel giro di qualche anno.
Trecentoquarantamilioni, a tanto ammonta ogni anno la spesa che la regione Sicilia affronta per la formazione professionale. Il modo in cui è gestita la formazione professionale in Sicilia è uno scandalo che grida vendetta a gli occhi di
tutti quei giovani che vagano inutilmente alla ricerca di un lavoro, che difficilmente troveranno, e che sempre più spesso sono costretti a lasciare la loro terra per cercarlo in altre regioni di Italia oppure all’estero.
La formazione professionale, delegata da sempre dallo stato alle Regioni, ha dato in 50 anni una pessima prova di sé, dando scandalo per il clientelismo più esasperato nella gestione dei corsi, affidati nella maggior parte dei casi ad
enti cosiddetti "morali" gestiti in maggioranza dalla Chiesa cattolica, dai sindacati e patronati vari. Per l'altissimo costo e per il bassissimo livello di preparazione degli allievi, non hanno dato nessun risultato. Non si capisce, visto che la classe politica nicchia sempre sulle stesse questioni (formazione, consorzi industriali, comunità montane etc etc), come mai la magistratura e le varie procure, anche alla luce di quanto asserito dalla Corte dei conti, non abbiano mai messo gli occhi e le mani sulla destinazione di questa enorme mole di denaro pubblico, e con particolare riguardo a chi la gestisce.
Grazie a questi centri formativi, infatti, hanno trovato lavoro mogli, figli, nipoti e amici di deputati regionali, nazionali e senatori, tutti regolarmente stipendiati e con incarico naturalmente a tempo indeterminato. E adesso sono gli stessi dipendenti a pagare dazio ad una macchina che in apparenza risultava essere perfetta ma che, nel suo interno, invece, è molto malandata. Nel piatto c'è anche la questione bollente di
incarichi dati a persone che non avevano le competenze: mogli, mariti, amanti, figli, conoscenti. Ci sono mogli che lavorano in segreteria e svolgono mansioni che non potrebbero svolgere, per esempio di coordinatrici, senza averne titoli. E figlie e figli che fanno i direttori o i docenti allo stesso modo.
Tutto avviene per chiamata "diretta", a seconda di dove tira il vento politico: prima i responsabili degli enti erano tutti di centrosinistra ora sono diventati tutti di centrodestra. Pare che molti dirigenti di enti premano anche su molti ispettori del lavoro, demandati al controllo della regolarità della gestione, e cosi loro chiudono entrambi gli occhi in cambio di assunzioni di moglie, figlio o convivente, a volte anche di un'amante.
Inoltre la Regione Sicilia si guarda bene da rendere pubblici i bilanci degli stessi enti di formazione, pur essendo atti pubblici e quindi a disposizione di ogni cittadino che, pagando le tasse, avrebbe anche il diritto di sapere come vengono spesi i propri soldi.
In Italia esiste una legge che garantisce ai cittadini il diritto all'informazione su tutti gli atti della pubblica amministrazione e sulla destinazione di tutti i soldi spesi dalla pubblica amministrazione - le rendicontazioni di tutte le spese (i famosi “soldi nostri”) - per aiutarci a capire dove e come vengono usate le enormi risorse destinate alla formazione professionale.
Una cosa risulta a tutti chiara: raramente abbiamo letto nei giornali che esiste un mercato delle vacche, a spese dei contribuenti, che serve esclusivamente a far ingrassare le tasche di presunti enti formativi che spuntano come funghi dalla mattina alla sera. Una vergogna, uno schifo, una cosa di cui i sindacati - in particolar modo un sindacato - dovrebbero vergognarsi. E invece, niente. Non solo non si vergognano, ma strumentalizzano qualsiasi iniziativa per ottenere il risultato di fare riprendere quel mangia-mangia imbarazzante a cui danno il nome di “formazione professionale”.
Ci sarebbe da vergognarsi di una Regione che invece di destinare soldi e risorse all'alta formazione, alla specializzazione, alla vera crescita della conoscenza della nostra isola,
continua a destinare senza alcuna motivazione una marea di soldi alla formazione professionale. E, per favore, che i politici o politicanti siciliani la smettano con la storia delle ricadute sociali, di chi ha perso il posto di lavoro. Per quale motivo un ente di formazione - impresa privata - dovrebbe avere diritto più di un benzinaio o di un farmacista o di uno studio professionale all'accesso a finanziamenti pubblici? Anche i benzinai sarebbero ben felici di pagare gli stipendi dei propri dipendenti con i soldi della Regione. Anche i farmacisti, ne siamo sicuri. Anche gli studi di ingegneria riceverebbero molto volentieri 320 milioni di euro l'anno per pagare i propri dipendenti e distribuirsi un po' di utili. Non si capisce il motivo per cui delle società private, privatissime, titolari di centri di formazione, dovrebbero invece fare impresa con i soldi pubblici, i soldi di tutti noi. Vogliono fare la formazione professionale? Sono così sicuri che abbia senso, che possa regalare ai formati un futuro professionale florido? Bene: come tutte le altre società private vadano nel mercato, e convincano tutti questi ragazzi a pagare di tasca propria per andare nelle scuole private.
Ricordiamo sommessamente che in Italia esiste una scuola che tutti paghiamo con i nostri soldi: è la scuola pubblica, ridotta a cenerentola europea. Nessuno ricorda che la scuola pubblica è ad oggi l'unico vero collante di questo malandato paese, dove i figli dei notai e dei minatori, degli ingegneri e degli idraulici, dei giornalisti e dei commercianti convivono, crescono insieme, si formano e diventano amici senza alcuna distinzione o discriminazione. La scuola pubblica è da valorizzare, da difendere con le unghie e con i denti, contro tutti e contro tutto, con sempre maggior forza. E gli insegnanti, piccoli eroi del nostro tempo, dovrebbero essere incentivati sempre più. E certamente farebbe molto bene al nostro sistema scuola se questi soldi venissero dirottati su di essa: sicuramente avremmo molte più garanzie sia a livello di gestione del denaro sia a livello di formazione dei giovani. E se poi una parte di questi soldi finissero anche per premiare le migliori eccellenze delle nostre università siciliane, pagando ai molti giovani che non hanno la possibilità, qualche master di specializzazione, credo che sarebbero spesi sicuramente in maniera più produttiva.
Credo sinceramente che si stia perdendo il senso delle cose, ma nessuno sembra accorgersene.
Sarebbe ora di finirla con i sindacati che non fanno i sindacati ma i portatori di interessi (i loro, ovviamente), con gli sprechi e le rendite di posizione di una marea di buoni a nulla. Saremmo tutti bravi a fare gli imprenditori se i soldi per la nostra impresa li mettesse mamma Regione. Insistiamo, dunque, pretendendo una risposta: l
a Regione Sicilia renda pubbliche, nel sito istituzionale, le rendicontazioni delle spese (sempre che i finanziamenti non fossero elargiti in soluzione unica e senza obbligo di rendicontazione: speriamo che la beffa non fosse così spudorata)
e, se sono convinti di essere in buona fede, pubblichino anche gli elenchi interminabili degli assunti da questi enti formativi finanziati dalla Regione fino al 2007.
Ne vedremmo delle belle.