| Sono le 7.30 di un lunedì mattina e sto accompagnando la mia piccola a scuola. Approfittando della possibilità datami dal Car Sharing, -servizio che con qualche difficoltà ed a costi non proprio economici utilizzo da un paio di mesi- percorro viale della libertà in controsenso, sulla corsia preferienzale. Sono in anticipo, ho il tempo per fare una deviazione, vado alla SERIT per il pre-turno. Giusto il tempo per segnare il mio nome su un foglio di carta. Risalendo in macchina mia figlia di 11 anni chiede dove siamo e cosa ho fatto... Cerco di rispondere con semplicità ma non riesco a nascondere il disappunto: "questo è un ufficio dove si pagano le tasse, siccome c'è tanta gente che deve pagare, le persone vengono alle 5 di mattina per segnare il nome su un foglio di carta che servirà poi, all'apertura, a prendere il turno vero. Pensa che sono le sette e quaranta ed io sono il centoquattresimo!" Credo abbia rinunciato a capire... io non insisto più di tanto...
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Scritto da walter giocoso
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| Velodromo Borsellino
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| Il Velodromo Borsellino è un impianto sportivo polivalente della nostra città; l'anello serve ovviamente per le gare ciclistiche, mentre il campo all'interno può essere utilizzato, con pochi riadattamenti consistenti essenzialmente nel ritracciamento della "segnaletica orizzontale", per diversi sport "minori", come il football americano o il calcetto; Ovviamente nulla vieterebbe di utilizzarlo anche per manifestazioni non sportive, come ad esempio concerti, ma i costi di ripristino del manto erboso, in rapporto alla limitata capienza della struttura finiscono in genere per sconsigliare questa soluzione. Alcuni politici hanno proposto, e propongono tuttora, la riconversione in stadio di calcio, ma è a mio parere solo un tentativo di un'enorme speculazione non giustificata da reali esigenze, che finirebbe inevitabilmente per togliere spazio proprio agli sport minori che oggi accoglie. Comunque sia, parecchi anni fa, a pochi mesi di distanza dall'inaugurazione dell'impianto, sono andato ad assistere ad un paio di incontri di football americano, uno sport che guardo con interesse e curiosità, senza dedicarmici troppo, tuttavia, come tanti altri sport che occasionalmente guardo in televisione, dall'atletica alla scherma. Avevo comunque beccato dei biglietti gratuiti, diffusi dal Comune per stimolare l'interesse verso la squadra locale, e allora, perchè non approfittarne? |
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Scritto da Francesco Rolla
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| Orgogliosamente Condannati
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| Come nella dance floor di un club house newyorkese i miei pensieri si intrecciano, continuano nel medesimo ritmo e rituale come a creare un loop asfissiante di dubbi ed interrogativi che più che legittimi potrebbero sembrare sofistici. O lo sono davvero. La mattina durante la doccia, a pranzo dopo un fugace pasto contornato da saune telegiornalistiche, a cena in attesa di un salutare talk-show da “dio-perdona-tutti” e prima di fare un salto nell'oblio temporaneo, tutto rimane confuso, non mi riesce di legare gli eventi nella giusta maniera, mancano i necessari tasselli, servirebbe un upgrade per attingere nuovi elementi utili alla sintesi, questi ultimi facenti parte di un background che spesso non mi appartiene o che non voglio che mi appartenga. |
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Scritto da Massimo Silvano Galli
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| Made in China
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Nella primavera del 1989 mi trovavo in Francia anzi, più che in Francia… a Parigi. Fervevano in quei giorni i preparativi per il duecentesimo anniversario della Rivoluzione e, insieme alla tanto discussa piramide in Place de la Concorde, qualche buontempone del marke- ting d’assalto aveva pensato di erigere lungo gli argini della Senna alcuni colorati manifesti dove una sorridente pastiglietta per la gola, brandendo tra le manine disegnate un scintillante spadino, gridava: “Liberté, Égalité, Fraternité” e, più sotto: “La presa della pastiglia”.
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| Erano gli anni cinquanta, sui muri dei magazzini di periferia dove andavamo a giocare c’erano grandi scritte nere su fondo bianco che non capivamo, in particolare una che ammoniva: “La stasi debilita, l’azione rinfranca”, figuriamoci, non stavamo mai fermi un momento! E quell’altra: “Vincere e Vinceremo”, tutte sempre firmate con una M corsivo maiuscolo. Eravamo figli di ferrovieri, piccoli commercianti, impiegati e operai, tanti operai e decisamente non vestivamo alla marinara. Molti di noi avevano indosso pantaloncini e magliette dei fratelli maggiori e poi ogni venerdì veniva il mercato americano e la mamma ci comperava strane camicie con i bottoncini sul colletto, sempre troppo grandi, buone anche per gli anni a venire. |
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